Il nome Kalipè è un termine che, in contesti diversi, mi è stato rivolto nel tempo come un suggerimento e insieme come un augurio. È una parola che, secondo quanto si sa, proviene dalle regioni himalayane e può essere tradotta come “a passo lento” o “a passo corto”.
Da sempre appassionato camminatore, con una particolare predilezione per l’ambiente alpino, ho riconosciuto in questa parola un significato profondamente affine al mio modo di essere. Ho scelto quindi di chiamare così l’attività agricola che conduco, per sottolinearne la gradualità dei processi, le attese necessarie e la costanza attenta che richiede il lavoro con la terra: sia quando la si percorre, sia quando la si coltiva.
L’azienda nasce nel 2022 con l’intento di ridare vita e valore a un luogo al quale ho sempre sentito di appartenere.
Ci troviamo sulla sommità della collina tra le frazioni di San Michele e San Carlo, una delle zone più panoramiche del territorio del comune di Costigliole d’Asti, area da sempre riconosciuta per la sua altissima vocazione vinicola.
La cascina, con la sua caratteristica cantina ipogea, e i vigneti fanno parte di un’unica proprietà ricca di storia e di vicende. Costruita agli inizi del XIX secolo e originariamente inserita in un complesso più ampio, la cascina fu, tra le molte cose, sede di un comando partigiano della brigata Monviso. Nel dopoguerra venne poi acquistata dalla famiglia Cirio, di origine mezzadrile, che coltivò gli stessi vigneti che oggi costituiscono l’attuale azienda.
La superficie vitata, di poco più di un ettaro e mezzo, è dedicata alle varietà Barbera e Cortese, coltivate non solo secondo i principi dell’agricoltura biologica, ma attraverso un approccio fortemente incentrato sull’agroecologia. Qui la vite non è l’unico elemento dell’ecosistema e del paesaggio: convivono infatti specie vegetali e animali che caratterizzano il territorio e ne accrescono il valore, insieme al lavoro dell’uomo.
